Ecuador - parte 9 - Latacunga y Saquisili' (solo per i duri di stomaco)
Saquisili' 08/01/09
Stavolta davvero un "breve" messaggio, non vi tediero' con descrizioni delle mie giornate passate a bighellonare e scrpinare sui monti, ma quello di ieri ve lo devo raccontare.
Dopo una estenuante corsa in bici verso i confini dell'Amazzonia, cioe' da Baños a Puyo, arrivando solo a meta' strada causa pioggia ecuatoriale insistente e totale impossibilita a continuare ad assumere schizzi d'acua e fango in bocca e negli occhi ho preso un bel bus per Latacunga, capitale della regione di Cotopaxi, dove c'e' lui, il "mio" vulcano.
Sceso dal bus l'ho visto in lontananza col suo cono perfetto e minaccioso, mi sono fermato in mezzo alla strada a fissarlo.
Poi, come altre volte in passato, il mio corpo mi ha risvegliato, stavolta con uno scrollone... "oh, Berni, ma non lo senti il piede?"
Minchia che male, e' vero.
Arrivato in albergo ho curato un po' il mio allucione malandato, infiammato ed ormai completamente viola.
Non ne avevo mai accennato prima perche' ho continuato senza grossi problemi ad arrampocarmi sui monti per km, a discenderne di corsa come un pazzo, a sfrecciare in bici superando camion per poi essere irrimediabilemente umiliato strombazzando alla prima salita, insomma a godere con sorriso di bambino di tutto cio' che potevo.
Ma l'allucione tutto viola non lo potevo piu' vedere e mi sono detto: "se peggiora sul Cotopaxi non ci salirai mai... se ti fai operare qui e sono dei cani sul Cotopaxi non ci salirai mai"
Bene, grazie Berni, bella consolazione, sei proprio un amico, ma vaff...
L'ho fissato un po', l'ho analizzato bene, l'ho sfrucugnato, mi sono fatto un male bestia ed ho deciso... vado!
Pronto soccorso di Latacunga: un po' di gente fuori, facce preoccupate ma non disperate, mi ricevono quasi subito e mi fanno sedere su un lettino: "levati la scarpa".
Eseguo, poi mi guardo intorno.
L'ambiente e' sudicio, i camici dei medici sono sporchi, non sudici ma sporchi, il lenzuolo su cui giaccio e' lercio di scarpe dove poggio il piedone e di sangue alla mia destra, non vedo il resto.
Discuto con gli infermieri che passano e guardano il mio dito facendo una smorfia: "uuuuh, brutto questo uñero", poi ripsondono al cellulare, fanno entrare qualcuno, mandano via qualcun altro, si baciano e abbracciano raccontandosi le vacanze, insomma, un pronto soccorso qualunque.
Decido di andare avanti nonostante tuttoe lo dico al medico: "Ok, finisco con la niña e te lo taglio"
Mmmmh, te lo taglio non e' proprio il verbo che avrei preferito, comunque...
Di colpo spunta un tizio dalla finestrella, bussando trafelato: "Presto, mia moglie ha partorito"
"Prendete un kit per tagliare il cordone ombelicale, su'" dice il medico continuando a scrivere il referto della niña (devi cacare ogni tanto, se no ti fa male la pancia, eh!).
Poi si gira da me che lo guardavo con occhi sgranati e mi fa: "tranquillo, tra un minuto lo tagliamo"
E ridaglie... ma non credi che forse la tipa qua fuori per strada magari necessiti di qualche attenzione in piu' della mia fottuta unghia?
No, ci sono gli infermieri, poi ormai l'ha fatto.
Insomma, quella povera crista ha partorito suo figlio in macchina e davanti all'ospedale gli e' stato tagliato il cordone, il bimbo e' stato trasportato dentro di corsa da un'infermiera avvolto da una copertaccia, la madre e' stata messa sulla barella sudicia di fronte a me e, coperta di sangue ma ancora vestita, e' stata trasferita in maternita'.
"che meraviglia, e' nato in macchina qui fuori" mi dice una suora sorridendo con occhi lucidi.
"il niño come sta?" chiedo io un po'sconvolto, "benissimo... che meraviglia" mi viene risposto.
Il mio sconcerto dura fino a quando guardo i volti che mi circondano, tutti sorridono, si complimentano, sono felici del lieto evento, anche se avvenuto cosi'.
Allora capisco che le mie sovrastrutture ideologiche e culturali sono troppo forti, che il parto e' meraviglioso comunque, che partorire in casa, per strada, in macchina, e' la normalita' per miliardi di individui, per la maggioranza do noi forse e che non c'e' nulla di cui meravigliarsi, solo da gioire per una nuova vita.
Mi commuovo, ma solo un po', perche' il segaossa non me ne da il tempo ne si mette al lavoro sul mio povero dito.
Mi fa un'iniezione con un siringone in mezzo alle dita e subito mi strizza il dito facendomi urlare: "fa ancora male?"
Fai te, porca di quella vacca boia.
"Datemi una siringa da insulina" chiede e l'infermire fruga un po' li', fruga un po' la', poi: "non ce ne sono" dice, "neanche una?" fa il dottore "no".
Bene.
Allora ripiglia il siringone, lo riinfila nello stesso boccettone dove probabilmente prewndono le anestesie per tutti, e mi fa una serie di iniezioni sotto l'unghia che non vi descrivo perche' mi viene male a ricordare.
Dopo un po' fa finalmente effetto e mi posso rilassare un attimo.
Senza disinfettarmi e ricordandosi all'ultimo un paio di guanti, spero strerili, comincia a sfrucugliare e tagliuzzare, a tirare e spinzettare.
Poi mi dice "guarda qui, e tu volevi scalare il Cotopaxi con 'sto affare sotto la carne? Guarda!"
"devo proprio?" poi guardo, che schifo, povero il mio ditone..
Finisce di sferruzzare, mi passa una roba gialla che spero almeno quella fosse disinfettante, mi fasci e mi prescrive antibiotici ed antidolorifici.
"guarda che normalmente questo non si fa in emergenza, ti ho aiutato perche' mi sei simpatico e devi scalare"
"grazie" e mi sento una merda, non lo sapevo.
Potrei andare a ritirare le medicine gratis alla farmacia dell'ospedale, ma credo di aver approfittato abbastanza del servizio sanitario gratuito ecuadoriano.
Saltellando con una scarpa si ed una no passo da una farmacia, compro quello che mi serve con 8$, e me ne vado in albergo, a disinfettarmi un po'.
Abrazos
E.
P.S.
x Umbe: si', con 5$ mi sono aggiudicato una bici semiammortizzata e seminuova e mi sono lanciato a velocita' folle tra le strade ecuadoriane, un po' asfalto un po' sterrato. Sarebbe meglio andare piano qui, e' pieno di buchi e guidano come pazzi... naaaa... abbomba.
x la KTM family: a 4500 metri su un passo due crucchi (credo) in tuta di pelle nera anni '70 e Kappa adventure LC4
x Jago: ho un dodo nello zaino, era l'ultimo
x Meuri: fratello i vulcani qui sono altra storia, mastodontici, dove sei?
x Gaja: Gaja, sapessi quante volte ti ho pensato alle Galapagos, il paradiso di ogni birdwatcher, fin troppo facile a volte, ho fatto centinaia di foto di uccelli, ti mandero' le migliori!
X L'Alcalde Dino Evaristo de Quezzis: ti sono vicino hermanecito, grazie per la tua risposta, come vedi anch'io sono andato a farmi manexare dai medici locali... Volevo che sapessi anche se dalle mie mail non sembra, in parte perche' non voglio farlo sembrare, ti capisco. Il mio entusiasmo e' quello di chi, dopo lunga attesa, ha ritrovato la carretera, di chi, purtroppo o per fortuna, non ha il tempo per la mala onda, perche' i giorni passano veloci e vuole godere di tutto, e basta. Que te vaya bien, cuidate.
x tutti: vi voglio bene, belli e brutti
X Lulu: Mi mariposita, te quiero mucho!


