Berny’s Blues

Ramblings from the roller coaster 
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Ecuador - parte 10 - Otavalo

Otavalo 14/01/09
Un po' di tempo e' passato e tante cose sono successe qui dall'altra parte del mondo... il morale del piccolo Berni viaggiatore solitario e' sceso nell'ultima settimana e la onda si e' fatta meno buena.
I giorni passati a Latacunga, lo sferruzzamento al piede, la visita al mercato di Saquisili' con il ditone pulsante fino alle notti passate a Zimbahua, sperduto paesino a 3800 m incastrato in mezzo ai monti con un altro mercato puro indio, sono scorsi lenti, senza alti ne' bassi, ma soprattutto senza alti, diciamo una linea piatta e bassina.
Il piede che mi frenava nel mio scorrazzare, la pioggia che, aggiunta alla necessita' di usare i sandali, mi bloccava del tutto, hanno contribuito a questa mia discesa d'umore e conseguente silenzio.
Poi, in un giorno di sole macchiato dagli immensi nuvoloni bianchi equatoriali, da Zimbahua sono andato a Quilotoa, una laguna vulcanica.
Si scende dalla camionetta in mezzo a quattro case e due cabaƱas che vendono merce x turisti, si percorrono a piedi dieci metri di praticello brucato dalle pecore e dalle alpacas, si raggiunge il ciglio e lo spettacolo che si apre di fronte e' inimmaginabile e sorprendente.
Giuro che ho trasalito.
Un cratere circolare immenso e quasi perfettamente circolare si apre allo sguardo, all'interno del suo frastagliato ciglio, 350 metri piu' in basso, il fondo e' occupato da una laguna dalle acque cangianti dal verde al piombo, spazzata da un vento fortissimo che ne increspa le acque e contribuisce a creare meravigliosi giochi di luce.
Il cratere e' tanto grande che il mio obiettivo da 18 non riusciva a contenerlo tutto.
Ovviamente ho immediatamente dimenticato di avere un dito viola operato due giorni prima e ho fatto tutto il giro in cinque ore buone, ho incontrato solo bambini pastori, con i quali ho condiviso le mie cioccolate e le mie banane, e visuali magnifiche.
Non chiedetemi come, perche' mi viene da piangere, ma al mio rientro in hostal a Zimbahua, pulendo la macchina sul bel poggiolo di legno, ho formattato la memory card e quindi cancellato tutte le ultime foto che avevo fatto.
150 foto andate via in un click e volendo sono stato fortunato che avevo da poco cambiato scheda, altrimenti ne avrei perse piu' di 1000.
Morale ancora piu' giu'.
Dopo le 5 ore di cammino il mio dito mi fa un male cane e temo per la mia scalata al Cotopaxi... gia', il Cotopaxi...
Non sono arrivato in cima.
Ve lo dico cosi' brutalmente perche' ancora mi brucia e mi brucera' per un po'.
Mi brucia perche' stavo da dio, non sentivo l'altitudine, non sentivo le gambe, non sentivo il dito, ero acclimatato perfettamente, ma sono stato costretto a scendere quando eravamo arrivati a quota 5500 m circa, il mio compagno di cordata stava male e da piu' di tre ore crollava in terra ogni quattro passi.
Inevitabile il rientro.
La cosa che non accetto e' che il mio gruppo, tre scemi e due guide, e' stato diviso fin dall'inizio in due, per scelta di una delle due guide: uno e' andato con una guida ed io sono stato accoppiato con l'altra guida e questo povero ragazzino canadese che, probabilmente non acclimatato e comunque un po' mezza sega, gia' dopo un'ora di salita non ce la faceva piu'.
Essendo ormai divisi in due gruppi io non ho avuto pero' l'opportunita' di continuare, perche' gli altri due erano ormai molto piu' avanti e la guida che era con me non poteva lasciarmi salire con un'altra cordata.
Abbiamo provato a salire ancora per aspettare che qualche altra guida di qualche altra cordata scendesse con qualcuno,per poter lasciare a lui il "nostro" malato,ma non sono arrivati in tempo.
La situazione cominciava a diventare pericolosa, tenendo conto anche che il tempo era davvero cattivo, carico di neve e vento, e non c'e' stato altro da fare che scendere.
Se fossimo saliti tutti insieme dopo solo un'ora sarebbe stato chiaro che il povero Tom non ce l'avrebbe fatta, una delle due guide sarebbe scesa con lui ed io avrei potuto continuare con l'altra ed il buon Pat, che alla fine e' infatti arrivato in cima, ma cosi' non e' stato.
Ecco come mi sono visto togliere la mia opportunita' di salire sul Cotopaxi, ma la montagna e' cosi' e, a giudicare da tutti i segnali "contro" che avevo avuto, quella montagna stavolta non mi voleva.
Pazienza caro Meuri, vorra' dire che lo scalerai prima tu! ;-]
Abrazos.
E.  
 
P.S.
 
x Dino L'alcalde: avevo scritto un messaggio sul mio taccuino, in attesa di inviarlo alla prima occasione, parlava del viaggio (o del Viaggio) e voleva dare e darti la mia opinione,il mio contributo ed un mio consiglio, ma tu ormai hai preso la tua decisione... forse lo inviero' lo stesso, magari senza il consiglio, cosi' per aggiungere qualcosa a quanto da molti di noi scritto e meditato negli ultimi tempi. Te abrazo muy fuerte hermano
 
x tutti: il grande continente del Latinoamerica si sta muovendo: il governo Bolivariano del Venezuela ha espulso il console di Israele, La Bolivia ha oggi dichiarato di aver interrotto ogni relazione diplomatica con il governo Sionista, il presidente ecuadoriano ha duramente condannato gli ultimi attacchi a Gaza e ha minacciato di intraprendere anche lui la strada della rottura... e l'Europa? Gia' 1000 morti in pochi giorni non bastano? La fottuta STORIA non basta? Senz'altro non bastano le pietre palestinesi a fermare questo massacro di cui siamo, da ormai 60 anni, tutti responsabili.
Tracciare confini con la matita alla fine di un conflitto mondiale non significa creare delle nazioni, i popoli restano, Palestinesi, Curdi e tutti coloro sono stati espulsi a forza dalla propria terra natale, o che vi sono stati segregati per gli interessi del capitale, non smetteranno mai di lottare per la propria Liberta'.

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