Ecuador - parte 11 - Otavalo/Quito - l'ultima
L'Ecuador e' un paese contraddittorio e senz'altro interessante.
Dotato di una natura magnifica, che racchiude in una superficie simile a quella dell'Inghilterra le ande con i suoi maestosi vulcani, la selva amazzonica, le pianure costiere, le perle delle Galapagos, nonche' tutti i tratti intermedi.
Sa stupire con un semplice viaggio in autobus di qualche ora proprio perche' dal finestrino si vedono scorrere paesaggi sempre diversi, mutevoli, spesso affascinanti.
E' di certo un paese povero di storia: manca di quella storia antica che possono avere Peru' e Messico e manca della storia recente di lotte di liberazione, quale possono avere i vicini Bolivia o Venezuela.
Non che proprio sia senza storia, intendiamoci, gli Inca ci sono stati eccome e, addirittura, il famoso principe Atahualpa crebbe nella regione dell'attuale Quito, ma proveniva dalla capitale dell'impero, Cuzco, in Peru'.
Cosi' come le lotte di liberazione ci furono, a inizio '800, ma arrivarono a compimento solo vent'anni dopo col grande Simon Bolivar il quale, dal Venezuela, portava la bandiera della liberta' dagli Spagnoli a tutto il Sudamerica.
Oggi questo e' un paese tutto sommato moderno, sicuramente piu' "sviluppato" dei suoi confinanti, specialmente nelle zone rurali.
La rete viaria e soprattutto quella dei trasporti pubblici su gomma e' capillare, quasi allucinante nella sua efficienza, la migliore che abbia mai visto ed a prezzi tutto sommato popolari, in media 1 $ l'ora, su autobus in genere moderni ed efficienti, tanto piu' moderni quanto e' lunga la tratta da percorrere.
Luce elettrica, telefono e televisione sono ormai quasi ovunque ci sia un aggregamento.
La parte piu' contraddittoria e' senz'altro l'economia.
Il dollaro americano, introdotto nel 2000 al posto del nazionale Sucre, ha falcidiato il potere d'acquisto , molto piu' dell'euro da noi, ed ha prodotto tassi d'inflazione del 30%.
Oggi si rallegrano di essere scesi sotto il 9%.
C'e' malcontento ma anche rassegnazione e, specialmente nelle citta', voglia di sviluppo, voglia di "yankee", voglia di primo mondo.
L'elezione a presidente di Rafael Correa nel 2006, con il 60% dei voti, al piu' popolari, ha dato speranza a molti ma, dopo due anni di governo, si sente anche quel senso di rassegnazione di cui ho accennato, come se fosse: "se non ce la puo' fare lui..."
Il governo, socialista o comunque di sinistra (che non vuol certo dire la stessa cosa), ha cercato di sovvenzionare lo sviluppo, specialmente a livello locale, con con azioni populiste da una parte, dall'altra ha promulgato leggi minerarie che, a detta di una parte, mettono in serio pericolo la gestione ambientale delle risorse idriche del paese, o ha sovvenzionato la societa' petrolifera nazionale (Petroecuador, a suo tempo affiliata nella trivellazione dei pozzi in Amazzonia alla Texaco, o Chevron) per rilanciare quest'industria.
Lontani comunque dai modelli comunitari del Venezuela o di Cuba.
Per fortuna non siamo piu' negli anni dello sfruttamento estremo e bieco da parte dei capitali stranieri, quando la gia' citata americana Texaco ha depredato, distrutto ed intossicato l'oriente settentrionale, Amazzonia, fino agli anni '90, quando la popolazione e' insorta, dopo anni di morti "inspiegabili".
Nel 2005 circa 30.000 Ecuadoriani si sono costituiti parte civile contro quella multinazionale in un processo che e' stato definito "del secolo".
Staremo a vedere, nel frattempo sono stati versati piu' di 70 miliardi di litri di liquami tossici e piu' di 60 miliardi di litri di greggio nella foresta vergine, cosa che ha quasi decimato le popolazioni indigene che, da sempre, vivono in equilibrio precario con la terra e le sue risorse.
Poi ci domandiamo come mai visitare quelle zone per un bianco non e' facile, non perche' c'e' umido, c'e' la malaria, non ci sono alberghi di lusso, no.
Perche' ci odiano.
E fanno bene.
La ricchezza, come ovunque, e' lontana dal popolo e ancora oggi, come detto, si lotta contro leggi minerarie, petrolifere e acquifere ingiuste.
I medici scioperano per avere salari minimi di 200$ mensili.
Nel frattempo i prezzi sono piu' che mai pazzi: si puo' avere un buon pasto (minestra, pezzo di carne con riso e verdure, succo di frutta) con meno di 3$, ma andare al "ristorante", mangiando piu' o meno lo stesso, costa quattro volte tanto.
Si puo' dormire con 4$ in camerata ma, talvolta, con solo 7$ si ottiene una camera con bagno e televisione.
Con 5$ si puo' attraversare mezzo paese in autobus, oppure fare un quarto d'ora di taxi a Quito.
Quello che la popolazione povera lamenta di piu', comunque, e' che ormai tutto costa almeno "un dolarcito", quando prima alcuni generi si potevano comprare con pochi centesimi.
E per molti "un dolarcito" vuol dire tanto.
Tornando al viaggio si puo' dire che l'Ecuador e' un paese comodo per il viaggiatore, per le ragioni dette sopra e, soprattutto, perche' per noi "un dolarcito" vuol dire poco.
Le citta' possono velocemente stancare, spaventare, diventare claustrofobiche, non perche' siano piccole o anguste, quanto perche' non offrono nulla di speciale se non il fatto che la pianta tipica a "quadras", le lunge vie diritte che si intersecano a 90 gradi, permette spesso di vedere oltre la citta' stessa, di scorgere i monti, il verde, la vita.
Immancabile la subitanea voglia di scappare e prendere una di quelle vie senza voltarsi indietro, guardando al verde di fronte.
Nelle campagne invece l'aria che si respira e',non solo letteralmente, del tutto diversa.
Gli Indios dispensano sempre sorrisi timidi ma sinceri, mentre mi prendono in giro parlottando tra loro nell'antica e incomprensibile lingua Quichua, simile alla Quechua del Peru'.
Tutto sommato riescono a vivere, o sopravvivere, dignitosamente.
Per fortuna hanno una loro economia rurale e agricola che, tramite la vendita e lo scambio di merci nei mercati di campagna, permette il sostentamento di tutte le comunita', anche le piu' isolate.
La terra e' ricca e fertile, i trasporti come detto funzionano e questo facilita il processo.
Otavalo, dov'ero fino a stamattina, e' un esempio di come, nonostante il predominio economico, sociale e politico di "blancos" e "mestizos", gli Indios aabiano talvolta la possibilita' di emergere.
Questa e' una citta' ricca, sede del principale mercato turistico di tutto l'Ecuador, per intenderci dove si trovano le tipiche borsette, i cappellini, i ponchos, ecc.
Tutto cio' pero' nasce dalla tradizione tessile e manufatturiera della zona, che col tempo ha saputo modificarsi e sfruttare, senza essere sfruttata, il turismo.
Come detto e' una citta' ricca, moderna e pulita, pero' allo stesso tempo assolutamente india, la piu' india.
Gli abiti tradizionali, bellissimi quelli delle donne e molto fieri quelli degli uomini, si mischiano a jeans e t-shirt, ma senza l'apparente distacco visto altrove.
Sia quelli vestiti tradizionali che quelli in jeans fanno parte della stessa comunita', della stessa etnia, non e' un tratto distintivo come a Quito o Cuenca, dove essere vestito da Indio vuole dire essere un campesiño.
Non a caso Otavalo e' uno dei pochi centri, se non l'unico, dove l'alcalde (sindaco, o giu' di li') e' un Indio.
Speriamo che lo sviluppo tanto ricercato da Correa non vada a snaturare le radici di questo bel paese, speriamo che Otavalo possa essere un modello di questo sviluppo, nel quale le ricchezze del luogo sono condivise dalla comunita' che lo abita e che, nonostante il sopraggiunto benessere, non ha intenzione di dimenticare la propria storia. Curiosita':
- tutte le auto, o quasi, hanno l'allarme che pero', invece che suonare come da noi, qui letteralmente "suona", fischietta, cicaleggia... e' allegro. Rende i ladri felici di rubare e i derubati felice di farsi fottere la macchina
- i camion della rumenta ci sono, e gia' e' una curiosita', in pi' nel loro lento movimento per le vie si annunciano con una musichetta, una sorta di carillon incessante. e' buffo anche qui pensare ai poveri spazzini che, allegramente, raccattano rumenta in giro e ai cittadini che sentono l'allegro carillon e viene loro in mente la loro merda giornaliera
- i bus che corrono la stessa tratta si ingarellano tra loro, si superano e gli autisti litigano per rubarsi i passeggeri a vicenda. quando uno fa salire qualche passeggero l'altro lo supera strombazzando, quasi dicendo: "si' bravo, tu hai preso questi, tanto i prossimi li acchiappo io, tie'!". tutto cio' rende sempre le corse molto emozionanti
- mi chiedo come mai non ci sia un pilota Ecuadoriano in formula uno Anche questo viaggio (o Viaggio?) e' andato, tempo di ritornare a casa, al lavoro e a voi tutti, ma la mia mente ed il mio cuore restano...
...por la carretera... siempre!
Abrazos
E.
